L’accademia di Romania

Quando i borsisti dell’accademia di Romania decisero di coinvolgere nella mostra di fine anno i colleghi provenienti dalle altre accademie e istituti culturali era il 2003. Ebbe allora luogo la prima edizione di un felice esperimento, in cui le culture che abitano la capitale istaurano un fecondo dialogo fra loro. L’esperimento di Spazi aperti si è ripetuto con protagonisti diversi, anno dopo anno, divenendo uno degli appuntamenti culturali più attesi della primavera capitolina, fino a giungere alla sua decima edizione inaugurata il 23 Maggio. Una trentina di artisti borsisti per un totale di quaranta opere le quali si snodano tra gli ampi spazi dell’accademia rumena. «L’arte dialogica è il terreno sul quale si esprimono gli artisti – afferma la curatrice Eleonora Farina sottolineando come la questione nodale sia proprio «l’apertura all’intersoggettività». La dicotomia di relazione io-tu mirabilmente trova concretezza nell’istallazione, una sorta di percorso rituale, nata dalla collaborazione tra il compositore Marcel Saegesser e la scultrice Claudia Zloteanu.

Ma l’arte dialogica non può prescindere neanche dall’attenzione al contesto, sia che si tratti di quello fisico dell’edificio plasmato dal tempo, come nell’opera di Jeanne Faust che, a ridosso della biblioteca dell’accademia, la più grande al di fuori della Romania, ne diviene un omaggio, sia che si tratti di un più diretto riferimento al contesto socio-politico odierno, richiamato in modo diretto da Colin Darke nella sua istallazione costituita da 398 mele e che, intrisa del passato, si fa metafora del presente. “Conversetion bubble” di Ana Rewakonwicz è un esperimento sociale, in cui i “performer” sono chiamati a trovare un accordo tra loro al fine di coesistere nel medesimo luogo. E poi il grottesco video “Garden party” di Laurent Faulon che estremizza, ma poi nemmeno tanto, la demenza che pervade gli “show” televisivi e ancora Plástica di Belén Rodríguez González, riflessione sull’estetica casuale realizzata, com’è, a partire dagli oggetti incontrarti sul suo cammino, tra i quali pezzi di plastica della spiaggia di Roma rifusi insieme in nuove forme.

Tra i lavori vi sono anche quelli di ospiti speciali, ossia alcuni tra i migliori artisti che hanno partecipato alle scorse edizioni di Spazi aperti, come ad esempio Kate Gilmore che presenta un’opera video in cui, protagonista essa stessa, distrugge a calci e pugni l’ambiente claustrofobico in cui è racchiusa. Non si può non menzionare l’unica opera storica presente in mostra: la “performance” in video di Geta Br?tescu realizzata nel ’78 durante il governo dittatoriale di Ceau?escu e che, come molti lavori realizzati in quel periodo di terrore e repressione, è stata riscoperta di recente. La mostra è accompagnata da un susseguirsi di eventi: la “performance” di danza contemporanea “Preview” di Manuel Pelmu?, la rappresentazione teatrale Il Marinaio di Pessoa che vede la regia di Carlo Nesler e Teodora Elena Madasa e ancora proiezioni video, una “promenade” a villa borghese con Valerio Rocco Orlando, fino a giungere alla serata conclusiva del 15 Giugno, che prevede, tra “performance” sonore e musicali, l’inaugurazione di una nuova mostra presso l’accademia Britannica di Roma dal titolo “Wher you live now”. In un dialogo a tutto campo l’arte mostra la sua imprescindibilità, che sta non solo nella capacità far riflettere ma anche di mostrare possibili risposte alle difficoltà del mondo attuale.

Fino al 15 Giugno

Accademia di Romania, piazza José de San Martin 1, Roma

Info: www.spaziaperti.org