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li ultimi due o tre anni, la città di Torino ha perso il titolo di capitale italiana dell’arte contemporanea, spodestata, per l’ennesima volta e nell’ennesimo ambito, da Roma. Se questo è accaduto, è soltanto colpa delle istituzioni che non sono state in grado di promuovere piccoli e grandi eventi di qualità, nonostante gli spazi non manchino. Il sottobosco, invece, continua imperterrito a sfornare iniziative decisamente interessanti. È il caso dello spazio , , nato nel 2011 nel quartiere multietnico di San Salvario, il cuore della Torino creativa, che ospita al suo interno diverse giovani realtà professionali attive in ambito culturale: studi di grafica, atelier di artisti e musicisti, associazioni attive nell’ambito della comunicazione e della progettazione.
A partire dal mese di giugno, e con cadenza trimestrale, about:blank ha deciso di trasformarsi anche in sede espositiva e ha inaugurato questa sua ennesima metamorfosi con la mostra Castelli di carta, promossa da Fart gallery, che raccoglie le opere di tre artiste accomunate dall’utilizzo della carta come superficie e oggetto delle rispettive creazioni artistiche. Anna Guazzotti presenta una serie di corpi fantasmatici impressi nella carta, dove la lastra incisoria evita le schermature fatte con ritagli di lastre radiografiche. Radiografie che non rivelano nulla, anzi mascherano, mentre a svelare la resistenza ai pesi della vita è la mano dell’artista. Simona Castaldo esamina e materializza i sogni di un bambino e come essi si trasformino e si solidificano con l’età adulta. «Di sicuro non distrutta e portata sulla cima di un albero da chissà quale calamità dove perde tutta la spensieratezza del rifugio sopraelevato dei piccoli».
Elisa Talentino, infine, racconta di «semi, fiori, fili come radici spuntano dai corpi in un intreccio di femminilità, fertilità e mondo vegetale. Il seme, come il cuore, è l’unità minima della vita. Fragile e potente al tempo stesso, ha in se tutta la forza generatrice del mondo». La rassegna Castelli di carta è completamente autofinanziata da about:blank, a ennesima riprova di quanto poco importi, in tempo di crisi, l’indubbia qualità di un progetto artistico. Se Torino non è più la capitale dell’arte contemporanea è proprio perché le sue istituzioni non si accorgono di quanto sarebbe importante dare sostegno a iniziative come questa, per quanto esse possano apparire piccole, o fragili, come la carta.

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