Maurice Cerasi

Bobbio (Piacenza)

Tra le opere dell’artista esposte la serie la finestra di Bobbio, il nome dato dai geologi in un lungo tratto della Val Trebbia alle calanche e formazioni rocciose dall’andamento verticale o inclinato: “finestre” aperte sui movimenti che hanno dato forma alla valle. Scontrando e accavallandosi quattro placche tettoniche regionali – comprese quelle liguridi e toscana – hanno in più punti distorto la giacitura degli strati del sottosuolo, facendoli affiorare mentre il resto fu nascosto nel corso del tempo dagli alberi e dal manto erboso. I paesaggi che tanto amiamo nelle sovente dolci e talvolta drammatiche configurazioni sono solo le punte emerse di vicende e situazioni multi-millenarie gigantesche, sconvolgenti. Oltre il consolante e riposante volto della valle vi è dunque una realtà instabile in movimento, per fortuna nostra di tale lentezza da non essere percepibile nei tempi delle generazioni e delle civiltà storiche. I dipinti non leggono il paesaggio con occhi innocenti bensì con malizia: ne cercano oltre l’apparenza, la struttura profonda, le tracce delle presenze che una volta lo hanno abitato : richiamano tensioni, strappi, contorsioni di falde e strati… i sedimenti fossili di vita minuta… L’infinita catastrofe tellurica primordiale (caos, lava, fiamma nelle viscere del globo) sfiora l’infinito pullulare della micro-viventi dell’Eocene nel mare tosco-ligure (globoquadrina dehiscens, trilobus, nummuliti…), ora fossili e infine gli utensili in selce della preistoria.