Zingaretti: «L’arte cardine del motore di sviluppo»

Convocare gli operatori del contemporaneo al pastificio Cerere per ascoltare le loro richieste e prendere nota delle loro posizioni è stato certamente un segno di sensibilità politica e culturale da parte del candidato governatore della regione Lazio Nicola Zingaretti. Per un’istituzione “sozzata” da un ex presidente, che andava a travestiti con autista e auto blu, e poi, nell’era Polverini, stuprata da un gruppo di manigoldi, che passava le giornate sperperando soldi pubblici e strafogandosi di ostriche, il cambiamento non è da poco.

Zingaretti ha ascoltato una decina d’interventi resi dai vari operatori, ha raccolto le loro proposte scritte e ha poi concluso i lavori con un intervento nel quale ribadiva che nel suo modello di sviluppo economico «per il territorio l’arte contemporanea rappresenta un cardine». Una bella differenza rispetto a quelli che ci stavano prima, gente che quando sentiva la parola cultura la mano gli correva alla boccia di champagne. Insomma, nel complesso al pastificio Cerere le cose sono andate bene: poca retorica, interventi ordinati, documenti di sintesi diligentemente redatti e consegnati. Artisti, galleristi, fondazioni e musei si sono presentati sobriamente chiedendo le cose di sempre: trasparenza, qualità, accesso, risorse. E Zingaretti, come dicevo, ha risposto a tono. Niente promesse improbabili, ma l’impegno, questo si che l’ha preso, a fare propri gli spunti raccolti nell’incontro e a trasformarli in realtà. Un piccolo passo per il candidato governatore, un grande passo per la comunità. Tutto bene dunque? Direi di sì. Ma senza troppi entusiasmi e, soprattutto, senza assegni in bianco. Zingaretti dovrà dimostrare di appartenere a quella categoria di politici, ormai in via di estinzione, che ha visione e che sa mantenere gli impegni assunti.