Giunto alla quinta edizione, il festival Capalbiofotografia, curato da Marco Delogu e prodotto da Maria Concetta Monaci, sollecita provocatoriamente i numerosi affezionati delle iniziative culturali del Frantoio, ormai un’istituzione nella provincia di Grosseto. Photography or painting? è l’interrogativo sottoposto al pubblico fruitore di un vero e proprio universo fotografico dove l’immagine, per sua stessa natura in grado di incuriosire, colpire e emozionare, si fa testimone di un’inversione di tendenza. Quella fotografia che per lungo tempo era stata inseguita dalla pittura, specie attraverso le tecniche iperrealiste, che sostituivano con l’olio e gli acrilici le brillantezze dell’Hd, si trova oggi lucidamente e consapevolmente a inseguire essa stessa, sfumature, vagheggiamenti, imprecisioni, sbiadimenti, ombreggiature e sfocature, tipiche della pittura.
Tutto ciò appare ben strano, se si pensa che nelle arti figurative il ruolo della pittura, correlato alla necessità di riproduzione della realtà, era crollato alla fine dell’ottocento con l’avvento della fotografia, ove, l’abilità tecnica dell’artista aveva perso sempre più importanza fino a scomparire. Dagli anni sessanta in poi, in particolare, questo processo risultò sempre più evidente quando fu lasciato campo libero all’arte concettuale, dove, ciò che contava era l’idea, il concetto, e non la sua esecuzione. L’importanza della tecnica è stata tuttavia recuperata negli anni più recenti, dalla stessa fotografia che aveva scalzato la pittura, laddove, nel corso di un’evoluzione fatta di sofisticati mezzi di espressione foto-digitale, l’abilità tecnica e le risorse umane erano tornate in auge al pari di quelle pittoriche.
Il percorso proposto dalla selezione di Delogu per il Frantoio di Capalbio, mostra molto bene le molteplici inflessioni di quest’astruso canone inverso. Dunque, cancellata quasi del tutto agli occhi del pubblico la rilevanza della distinzione tra fotografia e pittura. Ciò che conta, infatti, come suggerisce la chiave di lettura fornita, è l’emozione e la bellezza dell’immagine. Un festival di fotografia dove molti tra gli autori coinvolti dimostrano di saper magistralmente superare i canoni tradizionali della fotografia, lavorando su piani emozionali e visionari, fatti di pathos e gesto e non più di pixel e alta definizione. Primo fra tutti il curatore, che espone a sua volta, mostra dei propri scatti al chiaro di luna, che impastano luci e buio in maniera magistrale, lasciando ammirare nature morte e luoghi silenti.
Di Paolo Ventura si apprezzano le storie in versi di malinconici personaggi, abbinate a studiatissimi scatti tra eco teatrale e matrice pubblicitaria. Con Attilio Navarra, si attraversano i suggestivi confini delle luci di casa, mentre la Melancholia di Hyena, con la sua sofisticata tecnica di macro-elaborazione dello scatto Polaroid, scopre percorsi intimi fatti di ricordi e attimi della realtà personale. Estremamente suggestivi, per chi non li avesse già visti al Macro i molti ego di Giosetta Fioroni, che si fa altra per il pubblico, giocando sulle mutevoli trasformazioni del suo volto.Tra gli altri fotografi in mostra: Tod Papageorge, Chris Killip, Graciela Iturbide, Don McCullin, Paul Fusco , Karmen Corak, Alessandro Dandini, Dione Roach, Eli Geller, Simone Mauro, Manfredi Gioacchini, Gianni Mascolo, David Schivo e le provocatorie malie dell’emergente Francesco Minacci.
fino al 5 maggio; Frantoio, piazza della Provvidenza, Capalbio; info: www.capalbiofotografia.com


