Musicisti travestiti da artisti

Trenta musicisti, trenta protagonisti dell’arte contemporanea uniti dagli scatti di Laura Penna, una giovane e talentuosa fotografa romana. Alt, acronimo di Artist like them, è un progetto fotografico che mette a confronto due mondi creativi, due ottiche di osservazione ben delineate dall’originale punto di vista della fotografa. Pierpaolo Capovilla, Cesare Basile, Paolo Benvegnù, Tre allegri ragazzi morti, Ilenia Volpe, sono alcuni dei protagonisti degli scatti che calandosi nelle vesti di Picasso, Duchamp, Dalì, Moore hanno interpretato lo spirito di questi grandi artisti, padri fondatori della contemporaneità. Nel lavoro di Laura Penna esiste un’importante componente di analisi e di ricerca documentaria che le ha permesso di comporre una nuova visione interpretativa del mondo dell’arte. Abbiamo incontrato Laura in occasione dell’inaugurazione della sua mostra visibile fino al 26 maggio all’Auditorium parco della sua musica, la fotografa ci ha svelato quale immagine ha scaturito l’idea del suo progetto.

Laura, parlaci della genesi del tuo progetto, come è nata l’idea?

«L’idea é nata durante la visita della mostra di Roy Lichtenstein alla triennale di Milano. Mentre visitavo lo spazio museale mi sono trovata dinanzi a  uno scatto di Ugo Mulas che ritrae proprio Roy Lichtenstein con un bicchiere di vetro in mano. Non so quale sia stata l’associazione mentale in quel momento, ma ho pensato che sarebbe stato bello far interpretare quello scatto a The Niro. Quasi per gioco ho iniziato così a pensare quelle che sarebbero potute essere altre associazioni artista/musicista. Sono uscita da quella mostra che ne avevo già in mente una decina e dopo qualche mese ho iniziato seriamente a pensare che quell’idea poteva trasformarsi in un progetto fotografico».

Abbiamo notato che c’è nel tuo lavoro una ricerca documentaria approfondita, ci riferiamo in particolar modo alla scelta degli artisti visivi che hai selezionato e alle foto che hai preso come riferimento e che trovo per nulla scontate, quale procedimento hai utilizzato per selezionare le immagini che hai utilizzato nel tuo progetto?

«Alcune degli scatti che ho scelto fanno parte da sempre del mio immaginario. Amo tantissimo l’arte e ci sono molte foto che ritraggono gli artisti contemporanei e che sono diventate delle vere e proprie icone per me. Quando penso a Max Ernst o a Andy Warhol oltre a venirmi in mente le loro opere mi vengono in mente anche le loro pose nelle foto più particolari. Altri scatti invece sono stati selezionati dopo una ricerca fotografica iniziata con l’approfondimento del lavoro di Man Ray che mi ha portato a conoscere grandi maestri come Joseph Cornell e Taro Okamoto».

Toglici una curiosità tra gli scatti di Alt qual è, secondo il tuo modo di vedere, l’accoppiamento più riuscito?

«È difficile decidere l’accoppiamento più riuscito. Quello che posso dirti é che l’obiettivo del progetto é sempre stato quello di fondere le personalità dei due artisti attraverso lo stesso scatto e la stessa posa, spingendo il concetto d’interpretazione a volte fino a un vero contrasto. Detto questo, uno degli scatti che interpreta meglio il concetto é quello dei Tre allegri ragazzi morti che con i loro abiti di scena, le loro maschere e i loro sguardi rendono la cover della foto di Marie-Berthe Aurenche dove sono ritratti Max Ernst, Lee Miller e Man Ray davvero nuova».

Approfondendo il tuo percorso personale come è iniziata la tua passione per la fotografia, qual è stato il percorso che hai tracciato?

«É un percorso che parte da una grandissima passione per le arti figurative e per la musica. Seguendo la prima di queste due passioni ho studiato come art director e nella stessa scuola ho avuto la possibilità di frequentare un corso di fotografia. Seguendo la seconda passione invece ho sempre visto tantissimi concerti in giro per l’Italia. Un giorno, per il concerto di Nick Oliveri a Roma, le due passioni si sono incontrate e ho iniziato a fotografare durante il live. Questo mi ha anche permesso di conoscere man mano molti musicisti, alcuni dei quali si sono concessi per il progetto».

Un grande maestro dello sguardo come Luigi Ghirri parlava del suo lavoro come pensare per immagini, come ti relazioni in merito a questa affermazione, quale procedimento utilizzi per realizzare una fotografia, è un meccanismo istintivo o c’è una sorta disegno preparatorio che ti permette di scattare?

«Pensare per immagini rappresenta secondo me la fase principale del processo creativo che c’è intorno a uno scatto. Nel mio procedimento c’è innanzitutto un’idea istintiva, una suggestione, un concetto che immagino come una metafora visiva. Solo dopo inizia la fase della concretezza che a volte si scontra con la realizzazione vera e propria che forse per me è la parte più difficile»

Quali prospettive ti attendono? Alt è diventato un progetto espositivo visibile fino al 26 maggio all’auditorium parco della musica, hai anche intenzione di pubblicare un libro relativo a questo lavoro?

«Il libro sarà disponibile a breve attraverso il mio sito, la mostra di cui accennavi è stata organizzata nell’ambito di Generazione XL la rassegna musicale che promuove il talento di giovani musicisti emergenti, mostrare Alt in questo contesto è stato davvero emozionante».

Fino al 26 maggio, Auditorium parco della musica, viale Pietro de Coubertin 30, Roma; info: www.auditorium.com