Verley e Philémon, Pegaso

Un asino, due pannelli solari, una lampadina e una meta (qualsiasi) da raggiungere. Questi sono gli ingredienti della performance del duo francese Arnaud Verley e Philémon che prende il nome di Pegaso. La coppia di artisti reinterpreta il mito e dove Pegaso era agile, bello e scattante, qui è scordinato, brutto e lento. Bardato, con una sella contenente i pannelli solari, l’asino è attrezzato di un dispositivo che converte l’energia solare in elettricità. Bruca, viaggia di sito in sito, caricandosi di energia elettrica. Una volta le batterie piene, l’animale può servire chiunque: ricaricare un cellulare, la batteria di una macchina, alimentare una radio, una lampada, un phon. Riprendendo la simbologia del portatore di acqua, questo Pegaso è un animale di servizio. Ambiguo, fuori luogo, ecologico e chissà, visionario, oscilla tra progresso e decadenza. Non senza umorismo, Pegaso pesa sul mito solare con la sua parure profana. Questo Pegaso, in assoluto insolito, porrebbe la domanda della ipermodernità, della fine delle energie fossili, della locomozione lenta? In questo periodo di crisi e di crescita debole, Pegaso porta le sue ali e distribuisce energia elettrica.