Da ottobre cominciano i festeggiamenti per la ricorrenza della nascita,cinquant’anni fa, del gruppo del 63 e la formazione di quella che è passata alla storia come neo avanguardia. In attesa di mostre, convegni ed eventi vari, sono state ripubblicate raccolte e un nuovo saggio di Francesco Muzzioli, il Gruppo 63, appunto, edito da Odradek. La Repubblica di oggi presenta un’intervista al poeta e animatore del movimento Nanni Balestrini fatta da Francesco Erbani. L’intellettuale ripensa al quel periodo che «fu un’esperienza brevissima – dice – per come ne parlano i suoi detrattori sembra che sia durata per tutti questi cinquant’anni. E invece guardandola ora mi pare sia esistita appena poche ore» e sulle ragione della nascita del movimento e del loro accanimento contro scrittori del calibro di Bassani e Cassola: «Gli scrittori – continua – parlavano di cose che non esistevano più, con una linguia che nessuno parlava più». L’unico, o uno dei pochi che si è salvato è stato Gadda «Lui era timidissimo, per noi rappresentava l’unico esempio di letteratura che non considerava la lingua come uno specchio nel quale riflettere la realtà». L’intervista si chiude con l’amaro in bocca e la confessione di un passato migliore del presente : «Negli anni Sessanta si aspirava a cambiare questo Paese con la letteratura. Tutto questo si è perso e siamo arrivati dove siamo».


