“Avete mai avuto l’impressione di essere stati fregati?”. Così si chiudeva l’ultimo concerto dei Sex pistols il 14 gennaio del 1978 a San Francisco. Il gruppo si sciolse poco dopo mettendo fine a una folgorante carriera. New York, 4 novembre 2011. Maurizio Cattelan fa piovere dalla rotonda del Guggenheim tutte le sue opere. Tutte, “All“, infatti, il titolo della provvisoria retrospettiva dell’artista che lo scorso primo aprile ha dichiarato di volersi chiamare fuori dal mondo dell’arte contemporanea. Cattelan e il punk vicini nel camminare sul filo fra provocazione e serietà d’intenti, nel collezionare una serie infinita di aggettivi dispregiativi: scandalosi, iniqui e ridicoli. Comunque, nel tunnel bianco più famoso del mondo, penderanno fino al 22 gennaio, come marionette, le fatiche dell’ artista, in un caos totale dove sembra proprio il concetto di mostra a essere messo in discussione.

Il giullare dell’arte sembra fare veramente sul serio o, come al solito, ha convinto tutti del suo addio definitivo tanto che Corriere della sera e Abitare hanno fatto uscire uno speciale interamente dedicato a lui. “Being Cattelan” è un allegato ben curato, ricco di fotografie e preziose testimonianze. Nel volumetto s’incontra il Cattelan produttore cinematografico in Piattaforma luna, Cattelan che fotografa Jovanotti per il suo ultimo disco, “Cattelan in Love” a Milano con il mitico dito medio alzato davanti piazza Affari, presagio delle sventure finanziarie che stanno funestando il mondo. Cattelan, ma anche gli altri alla biennale di Venezia, conclusa il 27 novembre, con i suoi piccioni impagliati e sparsi un po’ ovunque per la laguna. Non viene tralasciato niente e si parla anche di “Toilet paper” e Flash art. Viene fuori un artista che è riuscito a costruire una rete di contatti tale da far paragonare il suo modo di operare a quello di Andy Wharol e della sua “factory”. Tesi confermata anche nelle due biografie uscite di recente e a lui dedicate. Autobiografia non autorizzata di Francesco Bonami (Mondadori, 121 pagine, 17 euro) e Un salto nel vuoto di Catherine Grenier (Rizzoli, 145 pagine, 18 euro). Il primo è un testo facile e curioso nel quale l’autore si finge l’artista. “Guai a mettere in dubbio quello che dice, ma attenzione a credere a una sola parola di quello che ha scritto” dice il vero Cattelan riferendosi al falso lui. Così viene messo in scena il classico scambio di ruoli tanto amato dal protagonista del libro. Dalla nascita al Guggenheim, Bonami ripercorre le tappe della carriera sottolineando il legame esistente fra le opere e la vita vissuta. Le creazioni sono ossessioni reali, nessuna astrazione e soprattutto nessun gioco, qui si fa sul serio.
“Anche adesso che sono dentro questa rocca forte (il mondo dell’arte) ho la sensazione di essere guardato con sospetto, di essere considerato la maschera, il giullare” . A domanda risponde Cattelan, quello vero, invece, nel testo della Grenier. Una lunga intervista che spoglia l’artista e il suo regno. Dalla famiglia non proprio ricca a New York passando per Forlì, Milano, Padova e i più disparati lavori. Emerge la forza di un uomo che teme l’anonimato come la peste e tutt’ora non proprio convinto di essersi conquistato un posto nella storia dell’arte. Anche qui l’artista ribadisce la serietà e la lunga gestazione di ogni suo lavoro e a chi l’accusa di operare solo per soldi o attuare strategie di marketing si difende così: “Mi sorprende sempre quando sento dire che sono un artista interessato al mercato. Sono più di dieci anni che non faccio una mostra in galleria. E non dipende da me se il mio lavoro finisce all’asta. Dipende da chi l’ha comparato e deciso di rivenderlo”.
Animali che tanto bene si fanno portavoce di sentimenti umani, umani in cera, il Papa polacco e i suoi problemi col meteorite, Hitler raccolto in preghiera, tutto e di più perché alla serata di gala nel Guggenheim ci sono passati anche i Mgmt, super gruppo elettro pop che per l’occasione ha presentato solo materiale inedito. Insomma, un artista che dichiara di mollare tutto il primo aprile, al quale, per un ipotetico addio, viene dedicato un intero speciale, un’autobiografia non autorizzata, una biografia curata dalla codirettrice del Centre Pompidou e una retrospettiva nel museo più importante del mondo. Per un 2011 all’insegna della dipendenza-Cattelan. Opere valutate dollari sonanti appese come prosciutti e accatastate come in un magazzino, mentre un gruppo musicale di “hipster” si sfoga su tastierine martellanti. “Avete mai avuto l’impressione di essere stati fregati?”. Dopo quarant’anni ancora ce lo stiamo chiedendo. Chissà cosa diremo fra altri quaranta.


